La villa urbana è ubicata in Bolzano via Maso della Pieve. Essa è costituita da otto appartamenti e quattro "dependance".
Il progetto si presenta come una riflessione intorno al tema della casa "dominò" di Le Corbusier e come ragionamento progettuale relativo alla massimizzazione di superfici utilizzabili non includibili nella sIp urbanistica consentita. La scelta architettonica è chiara e punta a "sospendere" a diverse altezze volumi abitati ricavando sulle relative coperture giardini, spazi collettivi e terrazze in grado di accrescere la qualità dell'abitare.
Inserimento nel contesto, ecosostenibilità dei materiali, invenzione di soluzioni tipologiche flessibili e giardini pluripia-no (incluso il tetto), costituiscono i contenuti generali più evidenti cui l'opera architettonicamente si riferisce sia da un punto di vista concettuale che tipo-morfologico.
La villa urbana progettata dal noto studio Metrogramma di Milano, proprio per ragioni di costi, di contenute dimensioni e relativa bassa densità, pare infatti proporsi quale prototipo edilizio al confine tra casa individuale e condominio. Una scelta abitativa sempre più ricercata da coloro che intendono acquistare casa, in grado di rispondere ad esigenze di personalizzazione ed esclusività ma anche di condivisione di spazi, servizi e costi.
Un tipo edilizio che riporta la memoria allo straordinario periodo INA-casa del dopoguerra italiano, capace di svolgere un ruolo importante per la crescita delle nostre città in chiara e netta opposizione alla speculazione priva di qualità e comunque costosa dell'edilizia comune che ancora oggi viene spesso offerta dal mercato della casa quale unico modello d'offerta.
Non a caso infatti, a questa scala d'interventi residenziali, corrisponde la maggior parte di sperimentazioni in atto relative alla cruciale questione della sostenibilità ambientale e della bio-architettura compatibile.




